elettrovalvola plastica BACCARA 1" 24 v DC corrente continua normalmente chiusa OTTIMO PREZZO EURO 30,00

ELETTROVALVOLA BACCARA G75 Ø 1" F 24V DC = CORRENTE CONTINUA - NC = NORMALMENTE CHIUSA

BACCARA GEVA
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elettrovalvola ode 21HT3K0Y110 3/8" normalmente chiusa 12V 24V 48V 110V 220V ac pressione minima di funzionamento 0 bar compatibile con acqua aria gas inerti

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BOBINE BDA 8w di serie e a scelta 24v ac, 230v ac

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BOBINE BDA 8w di serie e a scelta 12v dc, 24v dc, 48v dc. 

si consiglia l'utilizzo di un filtro ispezionabile e l'utilizzo di raccordi in ottone

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BOBINE BDA 8w di serie e a scelta 24v ac, 230v ac

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GLOSSARIO

Nel presente capitolo vengono illustrati alcuni termini tecnici utilizzati nel catalogo ODE.

Nucleo fisso: componente in materiale ferromagnetico

che grazie all'effetto di un campo

magnetico, generato dalla bobina, attira verso di

se il nucleo mobile.

Nucleo mobile: componente in materiale

ferromagnetico che, sotto l'effetto di un campo

magnetico si sposta, andando ad avvicinarsi al

nucleo fisso, e causando, direttamente o indirettamente,

la commutazione dell'elettrovalvola.

Spesso sul nucleo mobile sono alloggiati uno o

più otturatori che vanno ad aprire o chiudere uno

o più orifici permettendo il funzionamento

dell'elettrovalvola.

Assieme nucleo mobile: è l'insieme del nucleo mobile, degli otturatori, delle eventuali

molle.

Cannotto: tubo guida dentro a cui scorre il nucleo mobile.

Assieme cannotto: è l'insieme di nucleo fisso e cannotto generalmente saldati o assemblati mediante rullatura, filettatura o altro.

Bobina: è costituita da un avvolgimento di rame, da un rocchetto di supporto e da una

staffa in materiale ferromagnetico. Il tutto è sovrastampato con materiale isolante. Dal sovrastampaggio, sporgono le connessioni elettriche, che possono essere diverse a seconda del tipo di bobina. (vedi INDICE BOBINE).

L'avvolgimento serve a generare il campo magnetico mentre la staffa in materiale ferromagnetico serve a chiudere il circuito magnetico costituito, oltre che dalla staffa stessa, dal nucleo mobile e dal nucleo fisso.

Otturatore (o guarnizione di tenuta): componente che può essere alloggiato direttamente nel nucleo mobile, in un portaguarnizione, nel pistone o far parte dell'assieme membrana.

L'otturatore, spostandosi, apre o chiude un orificio permettendo o impedendo il passaggio del fluido.

In alcune valvole, sono presenti più otturatori: per esempio nelle elettrovalvole a tre vie ad

azione diretta, i due otturatori, alloggiati alle estremità del nucleo mobile, vanno ad aprire e a chiudere alternativamente l'orificio di alimentazione e di scarico. Anche nelle elettrovalvole ad azione mista e in quelle servocomandate, sono presenti due otturatori, uno che agisce sull'orificio pilota, mentre l'altro agisce sull'orificio principale.

A volte la funzione di otturatore viene svolta direttamente dalla membrana o dal pistone.

Nota: nella stessa elettrovalvola possono essere presenti otturatori realizzati con materiali

differenti.

Orificio: è un componente forato che viene aperto o chiuso dall'otturatore permettendo o impedendo il passaggio del fluido. Può essere ricavato per lavorazione con utensili oppure riportato.

L'orificio principale di un'elettrovalvola è quello che permette di ottenere la portata massima dell'elettrovalvola stessa, mentre si parla di orificio pilota riferendosi ad un orificio che, una volta aperto a chiuso causa uno squilibrio di pressioni che porta all'apertura o alla chiusura dell'orificio principale per mezzo di una membrana o di un pistone.

Membrana: elemento presente nelle elettrovalvole ad azione mista o servocomandate atto ad aprire o chiudere l'orificio principale sotto l'effetto di pressioni differenti sulle sue superfici.

Assieme membrana: è l'insieme di componenti solidali alla membrana quali piattello,

ragnetto, ribattino ecc.

Pistone: elemento presente nelle elettrovalvole ad azione mista o servocomandate atto ad aprire o chiudere l'orificio principale sotto l'effetto di pressioni differenti sulle sue superfici.

Assieme pistone: è l'insieme di componenti solidali al pistone quali piattello, ragnetto,

ribattino, otturatore ecc.

Corpo: parte centrale dell'elettrovalvola. Sul corpo abbiamo i raccordi ed al suo interno si trova,

generalmente, l'orificio principale. Vi sono casi in cui il corpo è diviso in due parti: per esempio nelle elettrovalvole a caduta si ha il corpo superiore sul quale troviamo il raccordo di alimentazione ed il corpo inferiore, sul quale si trova l'orificio principale ed il raccordo di

utilizzo.

Coperchio: è presente in alcune elettrovalvole, generalmente in tutte le servocomandate. Nel coperchio di queste ultime, normalmente, è alloggiato l'orificio pilota.

Raccordo: è il componente meccanico che permette di collegare l'elettrovalvola ai condotti di alimentazione, di utilizzo e di scarico.

 

1.1 Elettrovalvole a 2 vie normalmente chiuse a comando diretto

Componenti principali: corpo con orificio principale, assieme cannotto + assieme nucleo

mobile (kit normalmente chiuso), bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole a 2 vie normalmente chiuse a comando diretto presentano un raccordo di entrata ed un raccordo di utilizzo. Il nucleo mobile, sul quale è montata una guarnizione

di tenuta, provvede direttamente ad aprire e a chiudere l'orificio principale ell'elettrovalvola. Quando la bobina non è alimentata, il nucleo mobile si trova in posizione tale da

chiudere l'orificio non permettendo il passaggio del fluido.

Quando invece la bobina viene alimentata, il nucleo mobile si sposta in posizione tale da aprire l'orificio permettendo il passaggio del fluido.

Note:

In questa famiglia di elettrovalvole un aumento di pressione provoca l'aumento della forza necessaria per aprire la valvola: se la differenza di pressione tra l'alimentazione e l'utilizzo è superiore al valore massimo per cui è stata progettata l'elettrovalvola, quest'ultima potrebbe non aprirsi anche a bobina alimentata.

 

1.2 Elettrovalvole a 2 vie normalmente aperte a comando diretto

Componenti principali: corpo con orificio principale, assieme cannotto + nucleo mobile +

astina + assieme portaguarnizione (kit normalmente aperto), bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole a 2 vie normalmente aperte a comando diretto presentano un raccordo di entrata ed un raccordo di utilizzo.

Il nucleo mobile agendo attraverso un'astina sul portaguarnizione provvede ad aprire e a chiudere l'elettrovalvola. Quando la bobina non è alimentata, il portaguarnizione, sotto l'azione di una molla, viene mantenuto in posizione tale che l'orificio risulti aperto, permettendo il passaggio del fluido.

Quando invece la bobina viene alimentata, il nucleo mobile si sposta verso il basso e, attraverso l'astina, spinge i portaguarnizione in posizione tale da chiudere l'orificio, non

permettendo il passaggio del fluido.

Note:

In questa famiglia di elettrovalvole un aumento di pressione provoca l'aumento della forza necessaria per aprire la valvola:

se la differenza di pressione tra l'alimentazione e l'utilizzo è superiore al valore massimo per cui è stata progettata l'elettrovalvola, quest'ultima potrebbe non riaprirsi anche a

bobina diseccitata.

 

1.3 Elettrovalvole a 2 vie normalmente chiuse servocomandate

Componenti principali: corpo con orificio principale, coperchio con orificio pilota, assieme membrana (o pistone), assieme cannotto + assieme nucleo mobile (kit normalmente chiuso),

bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole a 2 vie normalmente chiuse servocomandate presentano un raccordo di entrata ed un raccordo di utilizzo.

L'apertura dell'orificio principale, presente nel corpo,

avviene per effetto di uno squilibrio di pressioni tra la faccia

superiore e la faccia inferiore di una membrana (o di un

pistone): quando la bobina non è alimentata, nella camera

sopra alla membrana si ha fluido in pressione, mentre

al di sotto della membrana si ha pressione solo nella zona

esterna all'orificio principale: perciò la risultante delle

forze sulla membrana risulta tale da spingere la membrana

a chiudere l'orificio principale. Quando la bobina

viene alimentata, lo spostamento del nucleo mobile su cui

è montata una guarnizione, provoca l'apertura di un orificio

(orificio pilota) e scarica la camera sopra alla membrana:

lo squilibrio di pressioni causa lo spostamento della

membrana che apre l'orificio principale.

Note:

In questa famiglia di elettrovalvole è necessaria una

minima differenza di pressione tra il raccordo di

alimentazione e quello di utilizzo per garantire il corretto

funzionamento dell'elettrovalvola stessa. Tuttavia

un'eccessiva differenza di pressione tra l'alimentazione e

l'utilizzo, come sulle elettrovalvole a 2 vie normalmente

chiuse a comando diretto, causa un aumento della forza

necessaria per l'apertura dell'orificio pilota, per cui se

questa differenza di pressione è superiore al valore

massimo per cui è stata progettata l'elettrovalvola,

quest'ultima potrebbe non aprirsi anche a bobina alimentata.

Per il corretto funzionamento dell'elettrovalvola e per evitare il rapido deperimento della membrana,

è auspicabile che, nel momento in cui si inizia a chiudere la valvola, il valore di portata

non sia superiore al Kv, cioè al valore di portata garantito con perdita di carico

attraverso l'elettrovalvola pari a 1 bar. Per questo, se la pressione di alimentazione a valvola

aperta risulta superiore ad 1 bar, è sconsigliabile l'utilizzo della valvola a bocca libera, cioè

senza un'opportuna strozzatura sulla bocca di scarico che riporti la perdita di carico

sull'elettrovalvola al valore di 1 bar.

Inoltre bisogna prestare particolare attenzione nella progettazione del circuito idraulico, al

problema dei colpi d'ariete, che possono causare sovrapressioni tali da lacerare la membrana

o danneggiare altre parti dell'elettrovalvola.

INFORMAZIONI

1.4 Elettrovalvole a 2 vie normalmente aperte servocomandate

Componenti principali: corpo con orificio principale, coperchio con orificio pilota, assieme

membrana (o pistone), assieme cannotto + nucleo mobile + portaguarnizione + guarnizione (kit

normalmente aperto), bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole a 2 vie normalmente aperte

servocomandate presentano un raccordo di entrata ed un

raccordo di utilizzo.

Il funzionamento di queste elettrovalvole è, per quanto

riguarda lo spostamento della membrana, identico a quello

delle elettrovalvole a 2 vie normalmente chiuse

servocomandate, ma al posto del kit normalmente

chiuso, viene montato un kit normalmente aperto che apre

e chiude l'orificio pilota. In questo caso, quindi con bobina

alimentata si avrà l'orificio pilota chiuso e quindi la

membrana in posizione tale da chiudere l'orificio

principale, mentre con bobina non alimentata, l'orificio

pilota risulta aperto provocando l'apertura dell'orificio

principale.

Note:

In questa famiglia di elettrovalvole è necessaria una

minima differenza di pressione tra il raccordo di

alimentazione e quello di utilizzo per garantire il corretto

funzionamento dell'elettrovalvola stessa. Tuttavia

un'eccessiva differenza di pressione tra l'alimentazione e

l'utilizzo, come sulle elettrovalvole a 2 vie normalmente

aperte a comando diretto, causa un aumento della forza

necessaria per l'apertura dell'orificio pilota, per cui se

questa differenza di pressione è superiore al valore massimo

per cui è stata progettata l'elettrovalvola, quest'ultima

potrebbe non riaprirsi anche a bobina non alimentata.

Per il corretto funzionamento dell'elettrovalvola e per evitare il rapido deperimento della membrana,

è auspicabile che, nel momento in cui si inizia a chiudere la valvola, il valore di portata

non sia superiore al Kv, cioè al valore di portata garantito con perdita di carico

attraverso l'elettrovalvola pari a 1 bar. Per questo, se la pressione di alimentazione a valvola

aperta risulta superiore ad 1 bar, è sconsigliabile l'utilizzo della valvola a bocca libera, cioè

senza un'opportuna strozzatura sulla bocca di scarico che riporti la perdita di carico

sull'elettrovalvola al valore di 1 bar.

Inoltre bisogna prestare particolare attenzione nella progettazione del circuito idraulico, al

problema dei colpi d'ariete, che possono causare sovrapressioni tali da lacerare la membrana

o danneggiare altre parti dell'elettrovalvola.

 

1.5 Elettrovalvole a 2 vie a comando misto

Componenti principali: corpo con orificio principale, coperchio, assieme membrana (o pistone),

assieme cannotto + assieme nucleo mobile, bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole a 2 vie normalmente chiuse a comando

misto presentano un raccordo di entrata ed un raccordo

di utilizzo.

L'apertura dell'orificio principale, presente nel corpo,

avviene per effetto di uno squilibrio di pressioni tra la faccia

superiore e la faccia inferiore di una membrana (o di

un pistone) unitamente ad un'azione diretta del nucleo

mobile che è vincolato alla membrana. In sostanza il funzionamento

è simile a quello delle elettrovalvole servocomandate

per quanto riguarda lo spostamento della

membrana, con la differenza che, anche con piccole

differenze di pressione tra alimentazione ed utilizzo, il

funzionamento è garantito dall'azione diretta esercitata dal

nucleo mobile sulla membrana. Quindi, anche in questo

caso, quando la bobina non è alimentata, nella camera

sopra alla membrana si ha fluido in pressione, mentre al di

sotto della membrana si ha pressione solo nella zona esterna

all'orificio principale: perciò la risultante delle forze

sulla membrana risulta tale da spingere la membrana

a chiudere l'orificio principale. Quando la bobina viene

alimentata, lo spostamento del nucleo mobile su cui è

montata una guarnizione, provoca l'apertura di un orificio

presente sull'assieme membrana (orificio pilota) e scarica

la camera sopra alla membrana; contemporaneamente il

nucleo esercita una forza diretta sulla membrana aiutandola

ad aprirsi. La somma di questa forza e dello squilibrio

di pressioni sui due lati della membrana causa lo

spostamento della membrana stessa che apre l'orificio

principale.

Note:

In questa famiglia di elettrovalvole, a differenza di quelle

servocomandate, non è necessaria una minima differenza

di pressione tra il raccordo di alimentazione e quello di utilizzo

per garantire il corretto funzionamento dell'elettrovalvola stessa. Tuttavia un'eccessiva differenza

di pressione tra l'alimentazione e l'utilizzo, come sulle elettrovalvole a 2 vie normalmente

chiuse a comando diretto, causa un aumento della forza necessaria per l'apertura dell'orificio

pilota, per cui se questa differenza di pressione è superiore al valore massimo per cui è stata

progettata l'elettrovalvola, quest'ultima potrebbe non aprirsi anche a bobina alimentata.

Per il corretto funzionamento dell'elettrovalvola e per evitare il rapido deperimento della membrana,

è auspicabile che, nel momento in cui si inizia a chiudere la valvola, il valore di portata

non sia superiore al Kv, cioè al valore di portata garantito con perdita di carico attraverso l'elettrovalvola

pari a 1 bar. Per questo, se la pressione di alimentazione a valvola aperta risulta superiore

ad 1 bar, è sconsigliabile l'utilizzo della valvola a bocca libera, cioè senza un'opportuna

strozzatura sulla bocca di scarico che riporti la perdita di carico sull'elettrovalvola

al valore di 1 bar.

Inoltre bisogna prestare particolare attenzione nella progettazione del circuito idraulico, al

problema dei colpi d'ariete, che possono causare sovrapressioni tali da lacerare la membrana

o danneggiare altre parti dell'elettrovalvola.

INFORMAZIONI

 

1.6 Elettrovalvole proporzionali a comando diretto

Componenti principali: corpo con orificio principale, assieme cannotto +vite di regolazione

+ nucleo mobile + guarnizione, bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole proporzionali a comando diretto presentano un

raccordo di entrata ed un raccordo di utilizzo. Il nucleo mobile,

sul quale è montata una guarnizione di tenuta, provvede direttamente

ad aprire e a chiudere l'orificio principale dell'elettrovalvola.

A differenza delle elettrovalvole a due vie normalmente chiuse,

per le quali si hanno solo due stati, aperta o chiusa, un'elettrovalvola

proporzionale è in grado di aprirsi parzialmente in funzione

della corrente che viene fatta scorrere nella bobina.

Attraverso la vite di regolazione, si può tarare l'elettrovalvola in

modo che, a bobina non alimentata, garantisca la tenuta perfetta

alla massima pressione di progetto.

Per chiarimenti riguardo i metodi utilizzati per l'alimentazione e

il controllo di questo tipo di elettrovalvole, si faccia riferimento

alla scheda relativa al funzionamento di queste valvole in questa

stessa sezione. E' importante notare che le elettrovalvole proporzionali

utilizzano sempre bobine in corrente continua. (DC)

Note:

La locuzione "sotto spillo" indica il fatto che il fluido entra

nell'elettrovalvola da sotto l'orificio. Nelle elettrovalvole proporzionali

a comando diretto, che appunto vengono alimentate

"sotto spillo" come le elettrovalvole a tre vie, un aumento di

pressione provoca la diminuzione della forza necessaria per

aprire la valvola: se la differenza di pressione tra l'alimentazione

e l'utilizzo è superiore al valore massimo per cui è stata tarata

l'elettrovalvola, quest'ultima potrebbe aprirsi anche a bobina non

alimentata. Le elettrovalvole proporzionali vengono tarate una

per una in sede di montaggio e collaudo tramite la vite di regolazione

inserita nel nucleo fisso: un'eventuale modifica di questa

taratura può comportare un differente comportamento

dell'elettrovalvola rispetto ai dati riportati sull'etichetta.

 

2.1 Elettrovalvole a 3 vie normalmente chiuse a comando diretto

Componenti principali: corpo con orificio, assieme cannotto + nucleo fisso + nucleo mobile

+2 guarnizioni (kit 3 vie), bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole a 3 vie normalmente chiuse presentano un

raccordo di entrata, un raccordo di utilizzo ed un raccordo di

scarico. Il nucleo mobile, sul quale sono montate due

guarnizioni di tenuta, provvede direttamente ad aprire e a chiudere

l'orificio principale dell'elettrovalvola con una delle due

guarnizioni e, contemporaneamente, apre o chiude l'orificio di

scarico con l'altra guarnizione. Quando la bobina non è alimentata,

il nucleo mobile si trova in posizione tale da chiudere

l'orificio principale non permettendo il passaggio del

fluido dal raccordo di alimentazione a quello di utilizzo. Il raccordo

di utilizzo, invece, è in comunicazione con il raccordo di

scarico.

Quando la bobina viene alimentata, il nucleo mobile si sposta

in posizione tale da aprire l'orificio principale e da chiudere

l'orificio di scarico permettendo il passaggio del fluido dal raccordo

di alimentazione a quello di utilizzo e impedendo il passaggio

verso il raccordo di scarico.

Note:

La locuzione "sotto spillo" indica il fatto che il fluido entra nell'elettrovalvola

da sotto l'orificio. Nelle elettrovalvole a 3 vie,

che appunto vengono alimentate "sotto spillo", un aumento di

pressione provoca la diminuzione della forza necessaria per

aprire la valvola: se la differenza di pressione tra l'alimentazione

e l'utilizzo è superiore al valore massimo per cui è stata

progettata l'elettrovalvola, quest'ultima potrebbe aprirsi anche a bobina non alimentata.

INFORMAZIONI

 

Le ELETTROVALVOLE PROPORZIONALI ODE permettono di controllare la portata del fluido che le attraversa tramite la variazione della corrente che scorre nella bobina.

Questa è la principale differenza tra questo tipo di elettrovalvole e quelle di tipo tradizionale, per le quali la portata del fluido è determinata esclusivamente dalla differenza tra la pressione a monte e a valle dell’elettrovalvola stessa (ΔP).

Se, a parità di ΔP, si ha necessità di disporre di portate differenti, le elettrovalvole proporzionali sono adatte a risolvere il problema.

Dal punto di vista pratico, pur montando bobine in corrente continua, per queste elettrovalvole è previsto un tipo di alimentazione particolare, che permette di dosare la corrente che scorre effettivamente nella bobina variando un parametro noto come “duty-cycle”, che è direttamente collegato alla corrente che scorre nella bobina (vedi paragrafo “Cenni sull’elettronica di controllo”).

Si è accennato che con questo tipo di elettrovalvole, la portata è determinata dalla corrente che scorre nella bobina oltre che dal ΔP.

Si potranno quindi stilare delle curve di portata dove uno di questi parametri sarà mantenuto fisso mentre l’altro

sarà la variabile indipendente.

Per esempio, si possono tracciare diversi diagrammi con ΔP preso come parametro (per es. 1 bar, 2 bar, 3 bar

ecc..) nei quali la portata risulta funzione della corrente nella bobina (che viene determinata attraverso la variazione

del duty-cycle; vedi paragrafo Cenni sull elettronica di controllo ).

E’ importante notare che, al variare del ΔP, a parità di corrente che scorre nella bobina, si avranno portate differenti.

Sarà bene, perciò, se si desidera avere una portata direttamente legata alla sola corrente di alimentazione

(e quindi al duty-cycle), che il ΔP abbia un valore costante. In caso contrario la portata ne verrà influenzata.

E’ altresì importante notare che più aumenta il ΔP, minore dovrà essere la corrente di alimentazione (cioè il dutycycle)

perché la valvola inizi ad aprire e perché si abbia, in generale, una determinata portata.

Per spiegare questo fenomeno vale la pena di descrivere come si svolge la prova di laboratorio che ci permette

di stilare i grafici portata - duty-cycle a pressione costante.

Si porta il ΔP ad un valore che dovrà rimanere costante, poi si alimenta la valvola con duty-cycle via via crescente

e si rileva la portata relativa ad alcuni valori di duty-cycle (per esempio 50%, 60%, 70% ecc.). Giunti al 100% del

duty-cycle, si inizia a scendere e si misura la portata per gli stessi valori: in generale i valori di portata rilevati durante

la chiusura (duty-cycle decrescente), saranno leggermente superiori a quelli rilevati durante l’apertura a parità

di segnale (duty-cycle crescente),. Questo fenomeno prende il nome di isteresi di portata e bisognerà tenerne

elettrovalvola ode 21HT5K0Y160-S 3/4" ottone 8w normalmente chiusa riscaldamento acqua calda aria 90 gradi a caduta senza pressione da serbatoi

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GLOSSARIO

Nel presente capitolo vengono illustrati alcuni termini tecnici utilizzati nel catalogo ODE.

Nucleo fisso: componente in materiale ferromagnetico

che grazie all'effetto di un campo

magnetico, generato dalla bobina, attira verso di

se il nucleo mobile.

Nucleo mobile: componente in materiale

ferromagnetico che, sotto l'effetto di un campo

magnetico si sposta, andando ad avvicinarsi al

nucleo fisso, e causando, direttamente o indirettamente,

la commutazione dell'elettrovalvola.

Spesso sul nucleo mobile sono alloggiati uno o

più otturatori che vanno ad aprire o chiudere uno

o più orifici permettendo il funzionamento

dell'elettrovalvola.

Assieme nucleo mobile: è l'insieme del nucleo mobile, degli otturatori, delle eventuali

molle.

Cannotto: tubo guida dentro a cui scorre il nucleo mobile.

Assieme cannotto: è l'insieme di nucleo fisso e cannotto generalmente saldati o assemblati mediante rullatura, filettatura o altro.

Bobina: è costituita da un avvolgimento di rame, da un rocchetto di supporto e da una

staffa in materiale ferromagnetico. Il tutto è sovrastampato con materiale isolante. Dal sovrastampaggio, sporgono le connessioni elettriche, che possono essere diverse a seconda del tipo di bobina. (vedi INDICE BOBINE).

L'avvolgimento serve a generare il campo magnetico mentre la staffa in materiale ferromagnetico serve a chiudere il circuito magnetico costituito, oltre che dalla staffa stessa, dal nucleo mobile e dal nucleo fisso.

Otturatore (o guarnizione di tenuta): componente che può essere alloggiato direttamente nel nucleo mobile, in un portaguarnizione, nel pistone o far parte dell'assieme membrana.

L'otturatore, spostandosi, apre o chiude un orificio permettendo o impedendo il passaggio del fluido.

In alcune valvole, sono presenti più otturatori: per esempio nelle elettrovalvole a tre vie ad

azione diretta, i due otturatori, alloggiati alle estremità del nucleo mobile, vanno ad aprire e a chiudere alternativamente l'orificio di alimentazione e di scarico. Anche nelle elettrovalvole ad azione mista e in quelle servocomandate, sono presenti due otturatori, uno che agisce sull'orificio pilota, mentre l'altro agisce sull'orificio principale.

A volte la funzione di otturatore viene svolta direttamente dalla membrana o dal pistone.

Nota: nella stessa elettrovalvola possono essere presenti otturatori realizzati con materiali

differenti.

Orificio: è un componente forato che viene aperto o chiuso dall'otturatore permettendo o impedendo il passaggio del fluido. Può essere ricavato per lavorazione con utensili oppure riportato.

L'orificio principale di un'elettrovalvola è quello che permette di ottenere la portata massima dell'elettrovalvola stessa, mentre si parla di orificio pilota riferendosi ad un orificio che, una volta aperto a chiuso causa uno squilibrio di pressioni che porta all'apertura o alla chiusura dell'orificio principale per mezzo di una membrana o di un pistone.

Membrana: elemento presente nelle elettrovalvole ad azione mista o servocomandate atto ad aprire o chiudere l'orificio principale sotto l'effetto di pressioni differenti sulle sue superfici.

Assieme membrana: è l'insieme di componenti solidali alla membrana quali piattello,

ragnetto, ribattino ecc.

Pistone: elemento presente nelle elettrovalvole ad azione mista o servocomandate atto ad aprire o chiudere l'orificio principale sotto l'effetto di pressioni differenti sulle sue superfici.

Assieme pistone: è l'insieme di componenti solidali al pistone quali piattello, ragnetto,

ribattino, otturatore ecc.

Corpo: parte centrale dell'elettrovalvola. Sul corpo abbiamo i raccordi ed al suo interno si trova,

generalmente, l'orificio principale. Vi sono casi in cui il corpo è diviso in due parti: per esempio nelle elettrovalvole a caduta si ha il corpo superiore sul quale troviamo il raccordo di alimentazione ed il corpo inferiore, sul quale si trova l'orificio principale ed il raccordo di

utilizzo.

Coperchio: è presente in alcune elettrovalvole, generalmente in tutte le servocomandate. Nel coperchio di queste ultime, normalmente, è alloggiato l'orificio pilota.

Raccordo: è il componente meccanico che permette di collegare l'elettrovalvola ai condotti di alimentazione, di utilizzo e di scarico.

 

1.1 Elettrovalvole a 2 vie normalmente chiuse a comando diretto

Componenti principali: corpo con orificio principale, assieme cannotto + assieme nucleo

mobile (kit normalmente chiuso), bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole a 2 vie normalmente chiuse a comando diretto presentano un raccordo di entrata ed un raccordo di utilizzo. Il nucleo mobile, sul quale è montata una guarnizione

di tenuta, provvede direttamente ad aprire e a chiudere l'orificio principale ell'elettrovalvola. Quando la bobina non è alimentata, il nucleo mobile si trova in posizione tale da

chiudere l'orificio non permettendo il passaggio del fluido.

Quando invece la bobina viene alimentata, il nucleo mobile si sposta in posizione tale da aprire l'orificio permettendo il passaggio del fluido.

Note:

In questa famiglia di elettrovalvole un aumento di pressione provoca l'aumento della forza necessaria per aprire la valvola: se la differenza di pressione tra l'alimentazione e l'utilizzo è superiore al valore massimo per cui è stata progettata l'elettrovalvola, quest'ultima potrebbe non aprirsi anche a bobina alimentata.

 

1.2 Elettrovalvole a 2 vie normalmente aperte a comando diretto

Componenti principali: corpo con orificio principale, assieme cannotto + nucleo mobile +

astina + assieme portaguarnizione (kit normalmente aperto), bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole a 2 vie normalmente aperte a comando diretto presentano un raccordo di entrata ed un raccordo di utilizzo.

Il nucleo mobile agendo attraverso un'astina sul portaguarnizione provvede ad aprire e a chiudere l'elettrovalvola. Quando la bobina non è alimentata, il portaguarnizione, sotto l'azione di una molla, viene mantenuto in posizione tale che l'orificio risulti aperto, permettendo il passaggio del fluido.

Quando invece la bobina viene alimentata, il nucleo mobile si sposta verso il basso e, attraverso l'astina, spinge i portaguarnizione in posizione tale da chiudere l'orificio, non

permettendo il passaggio del fluido.

Note:

In questa famiglia di elettrovalvole un aumento di pressione provoca l'aumento della forza necessaria per aprire la valvola:

se la differenza di pressione tra l'alimentazione e l'utilizzo è superiore al valore massimo per cui è stata progettata l'elettrovalvola, quest'ultima potrebbe non riaprirsi anche a

bobina diseccitata.

 

1.3 Elettrovalvole a 2 vie normalmente chiuse servocomandate

Componenti principali: corpo con orificio principale, coperchio con orificio pilota, assieme membrana (o pistone), assieme cannotto + assieme nucleo mobile (kit normalmente chiuso),

bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole a 2 vie normalmente chiuse servocomandate presentano un raccordo di entrata ed un raccordo di utilizzo.

L'apertura dell'orificio principale, presente nel corpo,

avviene per effetto di uno squilibrio di pressioni tra la faccia

superiore e la faccia inferiore di una membrana (o di un

pistone): quando la bobina non è alimentata, nella camera

sopra alla membrana si ha fluido in pressione, mentre

al di sotto della membrana si ha pressione solo nella zona

esterna all'orificio principale: perciò la risultante delle

forze sulla membrana risulta tale da spingere la membrana

a chiudere l'orificio principale. Quando la bobina

viene alimentata, lo spostamento del nucleo mobile su cui

è montata una guarnizione, provoca l'apertura di un orificio

(orificio pilota) e scarica la camera sopra alla membrana:

lo squilibrio di pressioni causa lo spostamento della

membrana che apre l'orificio principale.

Note:

In questa famiglia di elettrovalvole è necessaria una

minima differenza di pressione tra il raccordo di

alimentazione e quello di utilizzo per garantire il corretto

funzionamento dell'elettrovalvola stessa. Tuttavia

un'eccessiva differenza di pressione tra l'alimentazione e

l'utilizzo, come sulle elettrovalvole a 2 vie normalmente

chiuse a comando diretto, causa un aumento della forza

necessaria per l'apertura dell'orificio pilota, per cui se

questa differenza di pressione è superiore al valore

massimo per cui è stata progettata l'elettrovalvola,

quest'ultima potrebbe non aprirsi anche a bobina alimentata.

Per il corretto funzionamento dell'elettrovalvola e per evitare il rapido deperimento della membrana,

è auspicabile che, nel momento in cui si inizia a chiudere la valvola, il valore di portata

non sia superiore al Kv, cioè al valore di portata garantito con perdita di carico

attraverso l'elettrovalvola pari a 1 bar. Per questo, se la pressione di alimentazione a valvola

aperta risulta superiore ad 1 bar, è sconsigliabile l'utilizzo della valvola a bocca libera, cioè

senza un'opportuna strozzatura sulla bocca di scarico che riporti la perdita di carico

sull'elettrovalvola al valore di 1 bar.

Inoltre bisogna prestare particolare attenzione nella progettazione del circuito idraulico, al

problema dei colpi d'ariete, che possono causare sovrapressioni tali da lacerare la membrana

o danneggiare altre parti dell'elettrovalvola.

INFORMAZIONI

1.4 Elettrovalvole a 2 vie normalmente aperte servocomandate

Componenti principali: corpo con orificio principale, coperchio con orificio pilota, assieme

membrana (o pistone), assieme cannotto + nucleo mobile + portaguarnizione + guarnizione (kit

normalmente aperto), bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole a 2 vie normalmente aperte

servocomandate presentano un raccordo di entrata ed un

raccordo di utilizzo.

Il funzionamento di queste elettrovalvole è, per quanto

riguarda lo spostamento della membrana, identico a quello

delle elettrovalvole a 2 vie normalmente chiuse

servocomandate, ma al posto del kit normalmente

chiuso, viene montato un kit normalmente aperto che apre

e chiude l'orificio pilota. In questo caso, quindi con bobina

alimentata si avrà l'orificio pilota chiuso e quindi la

membrana in posizione tale da chiudere l'orificio

principale, mentre con bobina non alimentata, l'orificio

pilota risulta aperto provocando l'apertura dell'orificio

principale.

Note:

In questa famiglia di elettrovalvole è necessaria una

minima differenza di pressione tra il raccordo di

alimentazione e quello di utilizzo per garantire il corretto

funzionamento dell'elettrovalvola stessa. Tuttavia

un'eccessiva differenza di pressione tra l'alimentazione e

l'utilizzo, come sulle elettrovalvole a 2 vie normalmente

aperte a comando diretto, causa un aumento della forza

necessaria per l'apertura dell'orificio pilota, per cui se

questa differenza di pressione è superiore al valore massimo

per cui è stata progettata l'elettrovalvola, quest'ultima

potrebbe non riaprirsi anche a bobina non alimentata.

Per il corretto funzionamento dell'elettrovalvola e per evitare il rapido deperimento della membrana,

è auspicabile che, nel momento in cui si inizia a chiudere la valvola, il valore di portata

non sia superiore al Kv, cioè al valore di portata garantito con perdita di carico

attraverso l'elettrovalvola pari a 1 bar. Per questo, se la pressione di alimentazione a valvola

aperta risulta superiore ad 1 bar, è sconsigliabile l'utilizzo della valvola a bocca libera, cioè

senza un'opportuna strozzatura sulla bocca di scarico che riporti la perdita di carico

sull'elettrovalvola al valore di 1 bar.

Inoltre bisogna prestare particolare attenzione nella progettazione del circuito idraulico, al

problema dei colpi d'ariete, che possono causare sovrapressioni tali da lacerare la membrana

o danneggiare altre parti dell'elettrovalvola.

 

1.5 Elettrovalvole a 2 vie a comando misto

Componenti principali: corpo con orificio principale, coperchio, assieme membrana (o pistone),

assieme cannotto + assieme nucleo mobile, bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole a 2 vie normalmente chiuse a comando

misto presentano un raccordo di entrata ed un raccordo

di utilizzo.

L'apertura dell'orificio principale, presente nel corpo,

avviene per effetto di uno squilibrio di pressioni tra la faccia

superiore e la faccia inferiore di una membrana (o di

un pistone) unitamente ad un'azione diretta del nucleo

mobile che è vincolato alla membrana. In sostanza il funzionamento

è simile a quello delle elettrovalvole servocomandate

per quanto riguarda lo spostamento della

membrana, con la differenza che, anche con piccole

differenze di pressione tra alimentazione ed utilizzo, il

funzionamento è garantito dall'azione diretta esercitata dal

nucleo mobile sulla membrana. Quindi, anche in questo

caso, quando la bobina non è alimentata, nella camera

sopra alla membrana si ha fluido in pressione, mentre al di

sotto della membrana si ha pressione solo nella zona esterna

all'orificio principale: perciò la risultante delle forze

sulla membrana risulta tale da spingere la membrana

a chiudere l'orificio principale. Quando la bobina viene

alimentata, lo spostamento del nucleo mobile su cui è

montata una guarnizione, provoca l'apertura di un orificio

presente sull'assieme membrana (orificio pilota) e scarica

la camera sopra alla membrana; contemporaneamente il

nucleo esercita una forza diretta sulla membrana aiutandola

ad aprirsi. La somma di questa forza e dello squilibrio

di pressioni sui due lati della membrana causa lo

spostamento della membrana stessa che apre l'orificio

principale.

Note:

In questa famiglia di elettrovalvole, a differenza di quelle

servocomandate, non è necessaria una minima differenza

di pressione tra il raccordo di alimentazione e quello di utilizzo

per garantire il corretto funzionamento dell'elettrovalvola stessa. Tuttavia un'eccessiva differenza

di pressione tra l'alimentazione e l'utilizzo, come sulle elettrovalvole a 2 vie normalmente

chiuse a comando diretto, causa un aumento della forza necessaria per l'apertura dell'orificio

pilota, per cui se questa differenza di pressione è superiore al valore massimo per cui è stata

progettata l'elettrovalvola, quest'ultima potrebbe non aprirsi anche a bobina alimentata.

Per il corretto funzionamento dell'elettrovalvola e per evitare il rapido deperimento della membrana,

è auspicabile che, nel momento in cui si inizia a chiudere la valvola, il valore di portata

non sia superiore al Kv, cioè al valore di portata garantito con perdita di carico attraverso l'elettrovalvola

pari a 1 bar. Per questo, se la pressione di alimentazione a valvola aperta risulta superiore

ad 1 bar, è sconsigliabile l'utilizzo della valvola a bocca libera, cioè senza un'opportuna

strozzatura sulla bocca di scarico che riporti la perdita di carico sull'elettrovalvola

al valore di 1 bar.

Inoltre bisogna prestare particolare attenzione nella progettazione del circuito idraulico, al

problema dei colpi d'ariete, che possono causare sovrapressioni tali da lacerare la membrana

o danneggiare altre parti dell'elettrovalvola.

INFORMAZIONI

 

1.6 Elettrovalvole proporzionali a comando diretto

Componenti principali: corpo con orificio principale, assieme cannotto +vite di regolazione

+ nucleo mobile + guarnizione, bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole proporzionali a comando diretto presentano un

raccordo di entrata ed un raccordo di utilizzo. Il nucleo mobile,

sul quale è montata una guarnizione di tenuta, provvede direttamente

ad aprire e a chiudere l'orificio principale dell'elettrovalvola.

A differenza delle elettrovalvole a due vie normalmente chiuse,

per le quali si hanno solo due stati, aperta o chiusa, un'elettrovalvola

proporzionale è in grado di aprirsi parzialmente in funzione

della corrente che viene fatta scorrere nella bobina.

Attraverso la vite di regolazione, si può tarare l'elettrovalvola in

modo che, a bobina non alimentata, garantisca la tenuta perfetta

alla massima pressione di progetto.

Per chiarimenti riguardo i metodi utilizzati per l'alimentazione e

il controllo di questo tipo di elettrovalvole, si faccia riferimento

alla scheda relativa al funzionamento di queste valvole in questa

stessa sezione. E' importante notare che le elettrovalvole proporzionali

utilizzano sempre bobine in corrente continua. (DC)

Note:

La locuzione "sotto spillo" indica il fatto che il fluido entra

nell'elettrovalvola da sotto l'orificio. Nelle elettrovalvole proporzionali

a comando diretto, che appunto vengono alimentate

"sotto spillo" come le elettrovalvole a tre vie, un aumento di

pressione provoca la diminuzione della forza necessaria per

aprire la valvola: se la differenza di pressione tra l'alimentazione

e l'utilizzo è superiore al valore massimo per cui è stata tarata

l'elettrovalvola, quest'ultima potrebbe aprirsi anche a bobina non

alimentata. Le elettrovalvole proporzionali vengono tarate una

per una in sede di montaggio e collaudo tramite la vite di regolazione

inserita nel nucleo fisso: un'eventuale modifica di questa

taratura può comportare un differente comportamento

dell'elettrovalvola rispetto ai dati riportati sull'etichetta.

 

2.1 Elettrovalvole a 3 vie normalmente chiuse a comando diretto

Componenti principali: corpo con orificio, assieme cannotto + nucleo fisso + nucleo mobile

+2 guarnizioni (kit 3 vie), bobina.

Funzionamento:

Le elettrovalvole a 3 vie normalmente chiuse presentano un

raccordo di entrata, un raccordo di utilizzo ed un raccordo di

scarico. Il nucleo mobile, sul quale sono montate due

guarnizioni di tenuta, provvede direttamente ad aprire e a chiudere

l'orificio principale dell'elettrovalvola con una delle due

guarnizioni e, contemporaneamente, apre o chiude l'orificio di

scarico con l'altra guarnizione. Quando la bobina non è alimentata,

il nucleo mobile si trova in posizione tale da chiudere

l'orificio principale non permettendo il passaggio del

fluido dal raccordo di alimentazione a quello di utilizzo. Il raccordo

di utilizzo, invece, è in comunicazione con il raccordo di

scarico.

Quando la bobina viene alimentata, il nucleo mobile si sposta

in posizione tale da aprire l'orificio principale e da chiudere

l'orificio di scarico permettendo il passaggio del fluido dal raccordo

di alimentazione a quello di utilizzo e impedendo il passaggio

verso il raccordo di scarico.

Note:

La locuzione "sotto spillo" indica il fatto che il fluido entra nell'elettrovalvola

da sotto l'orificio. Nelle elettrovalvole a 3 vie,

che appunto vengono alimentate "sotto spillo", un aumento di

pressione provoca la diminuzione della forza necessaria per

aprire la valvola: se la differenza di pressione tra l'alimentazione

e l'utilizzo è superiore al valore massimo per cui è stata

progettata l'elettrovalvola, quest'ultima potrebbe aprirsi anche a bobina non alimentata.

INFORMAZIONI

 

Le ELETTROVALVOLE PROPORZIONALI ODE permettono di controllare la portata del fluido che le attraversa tramite la variazione della corrente che scorre nella bobina.

Questa è la principale differenza tra questo tipo di elettrovalvole e quelle di tipo tradizionale, per le quali la portata del fluido è determinata esclusivamente dalla differenza tra la pressione a monte e a valle dell’elettrovalvola stessa (ΔP).

Se, a parità di ΔP, si ha necessità di disporre di portate differenti, le elettrovalvole proporzionali sono adatte a risolvere il problema.

Dal punto di vista pratico, pur montando bobine in corrente continua, per queste elettrovalvole è previsto un tipo di alimentazione particolare, che permette di dosare la corrente che scorre effettivamente nella bobina variando un parametro noto come “duty-cycle”, che è direttamente collegato alla corrente che scorre nella bobina (vedi paragrafo “Cenni sull’elettronica di controllo”).

Si è accennato che con questo tipo di elettrovalvole, la portata è determinata dalla corrente che scorre nella bobina oltre che dal ΔP.

Si potranno quindi stilare delle curve di portata dove uno di questi parametri sarà mantenuto fisso mentre l’altro

sarà la variabile indipendente.

Per esempio, si possono tracciare diversi diagrammi con ΔP preso come parametro (per es. 1 bar, 2 bar, 3 bar

ecc..) nei quali la portata risulta funzione della corrente nella bobina (che viene determinata attraverso la variazione

del duty-cycle; vedi paragrafo Cenni sull elettronica di controllo ).

E’ importante notare che, al variare del ΔP, a parità di corrente che scorre nella bobina, si avranno portate differenti.

Sarà bene, perciò, se si desidera avere una portata direttamente legata alla sola corrente di alimentazione

(e quindi al duty-cycle), che il ΔP abbia un valore costante. In caso contrario la portata ne verrà influenzata.

E’ altresì importante notare che più aumenta il ΔP, minore dovrà essere la corrente di alimentazione (cioè il dutycycle)

perché la valvola inizi ad aprire e perché si abbia, in generale, una determinata portata.

Per spiegare questo fenomeno vale la pena di descrivere come si svolge la prova di laboratorio che ci permette

di stilare i grafici portata - duty-cycle a pressione costante.

Si porta il ΔP ad un valore che dovrà rimanere costante, poi si alimenta la valvola con duty-cycle via via crescente

e si rileva la portata relativa ad alcuni valori di duty-cycle (per esempio 50%, 60%, 70% ecc.). Giunti al 100% del

duty-cycle, si inizia a scendere e si misura la portata per gli stessi valori: in generale i valori di portata rilevati durante

la chiusura (duty-cycle decrescente), saranno leggermente superiori a quelli rilevati durante l’apertura a parità

di segnale (duty-cycle crescente),. Questo fenomeno prende il nome di isteresi di portata e bisognerà tenerne